martedì 30 settembre 2008

Erebo, il consumatore di libri

In principio c'era il Caos e la Notte e il buio Erebo e il vasto Tartaro. Non esisteva la terra, né l'aria, né il cielo. Nel seno sconfinato di Erebo la Notte dalle ali di tenebra generò per prima un uovo pieno di vento. Col volgere delle stagioni, da questo sbocciò un primo mondo, perfetto come un Dio e saggio come un antico profeta. Era un mondo di Titani, sfuggiti alla punizione divina del grande Zeus e fuggiti dal grande Tartaro, quel luogo di perfetta solitudine e dannazione eterna che tutti rimpiangono di avere veduto. Accanto a questo mondo, ne sbocciò un altro, parallelo, dominato dai suoni e dalle parole. Soavi melodie e infiniti racconti venivano tramandati dal vento in tutta la superficie terrestre, valicando montagne e superando tempeste.
I due mondi creati dal sommo Erebo e dalla magnifica e tenebrosa Notte furono divisi per millenni, e nulla passava da una dimensione all'altra. Nemmeno il soffio del potente Zefiro riusciva a scalfire il tempo e lo spazio del mondo sottostante. Ma il Giorno, figlio di Erebo, alleviato da una melodia di Apollo, che tanto leniva le sue orecchie, implorò il padre di congiungere i due mondi, di unirli in un solo essere, dotato di spazio, tempo e poesia. Si venne così a creare un mondo unificato, di musica e di leggende, di racconti e di filosofi, che dilettavano gli uomini mortali con le loro poesie e le loro storie musicate.
Ho ripercorso, riscrivendolo completamente, un racconto di Aristofane, per dimostrare cosa significa provare il piacere della lettura. E per fare questo devo sfatare alcuni miti. Innanzitutto un libro non ha orari. C'è chi si ostina a ripetere che la lettura serale sia migliore di quella pomeridiana o mattutina. Balle. Un libro si legge come e soprattutto quando si vuole. Un libro, poi, non si legge solo per rilassarsi. Un libro, al contrario, si può leggere per tanti altri motivi: passione, interesse, dovere scolastico, dovere professionale oppure necessità. Un libro, infine, non è sinonimo di cultura, e meno che mai, di intelligenza. Immergersi in un libro è come entrare in due mondi distinti, come nella favola di Aristofane. da un parte la poesia, la lettura,la musica e la marea di emozioni che ruotano intorno a queste arti, e dall'altra il mondo comune, fatto da uomini e non, purtroppo, da Titani sfuggiti alla loro sorte. Leggere un libro significa, insomma, entrare in un altro mondo e vivere un'altra vita. Significa introdursi in un mondo di carta e non riuscire ad uscirne. Significa entrare in una libreria del centro e annidarsi tra gli scaffali più remoti per nascondersi dietro a fiumi di parole, che ti attraggono, ti fanno sognare e ti vomitano addosso emozioni infinite. Immaginare una storia, mentre la si legge, significa anche immergersi nei personaggi, vivere le loro storie, le loro sensazioni e i loro dilemmi. E queste storie lasciano sempre, belle o brutte che siano, qualcosa dentro di cui è difficile scordarsi. Qualcosa di cui ti ricordarai per sempre. Forse, proprio perchè sono tue.

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